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LA VOCE DI AQUINO

Nella storia culturale recente di Aquino, è da ricordare anche il periodico “La voce di Aquino”, nato nel 1969 e che termina le pubblicazioni nel 1975, dopo aver concluso il suo compito, che fu quello di preparare le celebrazioni del VII centenario della morte di San Tommaso d’Aquino che sarebbero culminate nel 1974.
Riportiamo dal libro “Aquino 50 anni” di Don Battista Colafrancesco, parroco di Aquino, e che ne fu il realizzatore, alcuni stralci del capitolo appunto denominato “La voce di Aquino”…

«E’ il titolo del giornale che nacque ad Aquino nell’agosto del 1969, da me voluto, diretto e finanziato.
Avvicinandosi il 7° Centenario della Morte di S. Tommaso d’Aquino, concepii l’idea di un Giornale che avesse lo scopo di preparare degnamente la celebrazione dell’avvenimento. Lo ideai, ne studiai il titolo e mi chiamai attorno dei collaboratori ai quali esposi l’idea. Imbastimmo un primo numero di prova, molto modesto per la verità, e lo lanciammo al pubblico. L’idea piacque ed il primo numero andò quasi a ruba.
Arrivarono plausi ed incoraggiamenti ed il Giornale ebbe vita.
Responsabili della nascita furono con me il dott. Costantino Jadecola, il prof. Giovanni D’Orefice e l’ins. Venanzio Blasi, rispettivamente in veste di responsabile, di redattore capo e di segretario di redazione; la direzione rimase affidata a me.
Per la stampa, ci rivolgemmo alla Tipografia “Abbazia di Casamari”, ed il primo numero uscì regolarmente nell’agosto del 1969, al prezzo di lire cento la copia e, per un abbonamento annuo, al prezzo di lire mille. Le pagine furono soltanto quattro, tanto per tastare il polso al pubblico. L’accoglienza fu quasi plebiscitaria, per cui ci sentimmo in dovere non solo di continuare la pubblicazione, ma di migliorarla quantitativamente e qualitativamente.
Nel primo numero, quasi a presentare il Giornale, il Vescovo dell’epoca, Mons. Biagio Musto, scriveva parole molto lusinghiere, come da noi riferito nei capitoli precedenti.
Dopo la presentazione, in un articolo di prima pagina, quasi a centrare il motivo della nascita, io scrivevo:«Rivado col pensiero a tanti anni fa e, precisamente, all’ottobre del lontano 1933 e mi rivedo giovanissimo sacerdote, rettore del locale Seminario Diocesano, intitolato a S. Tommaso, in questa cara terra di Aquino.
“Seminarium Diocesanum Divo Thomae dicatum”, si leggeva sulla porta, in parte a vetri, posta in cima alla prima rampa di scale, subito dopo il breve atrio dell’ingresso principale. E fatta la prima e poi la seconda rampa, sulla parete di fondo di un non lungo corridoio quasi a giorno, dipinta sul muro, l’effigie del Santo di Aquino, ritratto dall’artista nel tradizionale gesto dell’ aut… aut».
Mi pare di ricordare che, al di sotto del dipinto, sul lato destro, si leggesse una data: 1907! Certamente l’anno nel quale l’artista, l’Abate Quagliozzi che era il Rettore del Seminario del tempo e che si dilettava in pittura, aveva dipinto il medaglione, intendendo, forse, riparare un torto degli Aquinati nei confronti del loro Santo.
Quel dipinto scomparve col Seminario che fu quasi totalmente distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra; con esso, scomparve quel “surrogato” di monumento al Grande Aquinate che aveva alimentato il culto di tante generazioni che si erano succedute nell’Istituto e per tanti anni.
Forse è di quell’epoca la prima idea di un Monumento a S. Tommaso in chi va scrivendo queste note. Insensibilmente, ma realmente, nel subcosciente avrà preso forma una prima immagine maturata poi nell’adolescenza, ben delineata, anche se evanescente, negli anni di studio del pensiero filosofico e teologico di S. Tommaso, durante gli anni della giovinezza, sensibilizzata questa idea e fatta viva nel periodo degli anni dal 1933 al 1943, epoca nella quale si aprì una pubblica sottoscrizione di offerte per la realizzazione di un Tempio votivo da dedicare a S. Tommaso e che sarebbe dovuto sorgere allora proprio sull’area dove attualmente si è ricostruita la sesta Cattedrale di Aquino.
Anche allora, sorse un comitato misto tra il clero e i cittadini che ne avrebbe dovuto curare la realizzazione.
L’appello lanciato nel 1925 e da noi riportato in altro capitolo, era noto ai promotori della ricorrente idea e, già prima del 1925, certamente i figli di Aquino avranno pensato al loro santo, verso il quale hanno sempre dimostrato una profondissima devozione.
Dopo il secondo conflitto mondiale che vide Aquino totalmente distrutta, non si poté pensare ad un Monumento a San Tommaso, perché altri problemi e più urgenti preoccupavano le menti di tutti. Ma, ricostruita la città, rifatta la chiesa, riedificato in parte il Seminario, bonificata la zona dalla malaria, riaperte le scuole e ripresa la vita nel suo ritmo normale, nella prospettiva d’industrie che vanno sorgendo, la cittadinanza ha ripreso coscienza di un’aspirazione secolare e, nell’imminenza del 7° Centenario della morte del suo glorioso Figlio, rilancia l’idea di sempre per un grandioso Monumento all’illustre concittadino».
L’idea di un Monumento a S. Tommaso è stata sempre presente e in tutti i numeri de “La Voce”, dal primo che riportava quanto da me sopra riferito, fino all’ultimo che si presentò con una copertina arricchita da un particolare della statua realizzata dallo scultore A. Biancini e posta sulla piazza omonima, dinanzi alla ricostruita Cattedrale.
[…] Col passare degli anni, il Giornale ci crebbe tra le mani. Il primo corpo di redazione, formato da pochi nominativi, si allargò e già nel terzo numero leggiamo che si era arricchito di altri collaboratori, per cui la redazione rimase così composta: Giovanni D’Orefice, Venanzio Blasi, Tommaso Gatti, Giuseppe Murro, Raffaele Pellecchia; la segreteria passò ad Adriano Mastronicola, rimanendo la direzione affidata a me e la responsabilità del Giornale a Costantino Jadecola. Si dovette abbandonare la Tipografia di Casamari ed affidare la stampa del Giornale alla INGRAC di S. Elia Fiumerapido.
Molte furono le “Rubriche” che arricchirono il Giornale e non poche le iniziative a cui si diede vita in quei sette anni di attività; le vorremmo ricordare ma, nella impossibilità materiale di farlo, accenniamo alle più importanti.
Fu iniziata a puntate una storia di Aquino, curata da Costantino Jadecola, ma non arrivò oltre la quinta puntata e s’interruppe col n. 7-8 de “La Voce”.
Particolare attenzione fu posta nella rubrica “Giovani” che riferiva, in massima parte, sul problema giovanile e su argomenti con esso connessi in maniera diretta o indiretta. Ai giovani fu offerta la possibilità di cimentarsi in altra rubrica: “Novissima” nella quale pubblicammo liriche quasi tutte inedite e composte, nella maggior parte, da giovani.
Diversi furono i saggi da noi pubblicati e vertenti su disparati argomenti. Non fu trascurato il settore “Scuola” ed il settore “Storia” con particolari riferimenti a problemi locali e a storia locale. Trovarono posto e si diede abbastanza spazio al folklore e alle tradizioni della zona, con uno sguardo oltre i confini di Aquino.
Particolare cura si ebbe nel pubblicare articoli e saggi su S. Tommaso, le sue opere, la sua problematica, la sua vita. A lui si guardò nelle diverse edizioni del Premio che, per questo, fu detto: «Premio S. Tommaso».
Servizi e articoli comparvero di argomento religioso; si ebbe cura di pubblicare svariati documenti su diversi argomenti; non dimenticammo il problema del lavoro e dell’occupazione, la scuola e il problema giovanile; curammo anche lo sport con diverse corrispondenze; recensimmo libri e pubblicazioni; affrontammo lo spinoso problema della droga e scrivemmo sul problema non facile dell’inquinamento nel campo vastissimo dell’ecologia; demmo ampio spazio alla “Voce Notizie” da Aquino e dai diversi centri delle Tre Diocesi.
Presentammo i diversi bozzetti per il Monumento a San Tommaso; illustrammo i lavori di abbellimento alla nostra cattedrale; in anteprima presentammo la “Medaglia” celebrativa del Centenario, opera dello scultore A. Biancini.
Con la collaborazione di esperti, pubblicammo diversi articoli di contenuto archeologico, istituendo addirittura una speciale Rubrica: “Archeologia”.
La vita del nostro Giornale non fu sempre facile sia dal punto di vista redazionale che dal lato organizzativo. Col n. 25, la responsabilità del Giornale passò da Costantino Jadecola a Gaetano Carcione e non senza traumi, mentre il corpo di redazione andò man mano sempre più allargandosi: crebbero in numero i collaboratori ed anche il Giornale si presentò più ricco e più vivo.
Col n. 33, tutta la Redazione risultò così composta: Direttore: G. Battista Colafrancesco; Responsabile: Gaetano Carcione; Redattore capo: Giovanni D’Orefice; V. Redattore: Tonino Grincia; Redattori: Dante D’Andrea, Filippo Materiale, Carmine Miele, Alfonso Parisse, Ernesto Pellecchia, Emilio Pistilli, Giuseppe Murro, Benedetto Di Mambro, Bernardino Pulcini.
Ricche e abbondanti illustrazioni corredarono ciascun numero del periodico che, qualche volta, arrivò ad una tiratura massima di diecimila copie.
Dopo la Tipografia di Casamari, anche la INGRAC si dovette abbandonare e la stampa del Giornale passò alla Tipografia Pontone di Cassino.
Il consuntivo di spesa si aggirò su dieci milioni di lire; di abbonamenti e pubblicità le entrate furono di quattro milioni, il disavanzo di sei milioni fu colmato personalmente da me.
Economicamente, se di avventura deve parlarsi, dobbiamo dire che fu davvero un’avventura, prevista però e scontata già in partenza, perché eravamo convinti che le entrate non avrebbero coperto le spese; ma lo scopo era ben più alto: divulgare il più possibile l’eccezionale avvenimento e sensibilizzare a largo raggio l’opinione pubblica al Centenario Tomistico; i fatti ci dettero ragione, perché, con tutta tranquillità, possiamo affermare che il 1974 fu sì l’anno del Centenario della Morte di San Tommaso, ma fu ancora l’anno della glorificazione di Aquino.
Non una volta sola la radio nazionale e la televisione portarono Aquino alla ribalta della cronaca, mentre la stampa – e non solo la stampa nostra – diede alle nostre manifestazioni la più larga diffusione.
Valga per tutti l’episodio della venuta del Papa il 14 settembre che polarizzò ogni informazione sul piano regionale e su quello nazionale e fu per Aquino una data veramente storica.
Verrei meno ad un dovere se, da queste pagine, non rivolgessi un affettuoso e cordiale ringraziamento a tutti i collaboratori de “La Voce di Aquino”, ma, in special modo, al Prof. Giovanni D’Orefice che fu veramente la spina dorsale del Giornale, nella sua qualità di Redattore Capo che, con me, divise ansie, preoccupazioni e lavoro; con lui, va ricordato anche il Prof. Tonino Grincia il quale, con competenza e passione, negli ultimi anni de “La Voce”, ne fu l’anima.
Lavorammo in sintonia perfetta, memori che, solo nell’armonia, anche le piccole cose crescono e si sviluppano meravigliosamente».


Il primo numero de “La Voce di Aquino”


Il giornale ha trattato anche dei Beni Culturali di Aquino


Comincia la storia dei luoghi di San Tommaso


Nel VII centenario della morte di San Tommaso si prepara la visita del santo padre Paolo VI ad Aquino:
all'interno la lettera di Paolo VI inviata al congresso eucaristico 25 maggio-2 giugno 1974


“Reportage” dal Congresso


Speciale sulla visita del papa ad Aquino “Una data storica: 14 settembre 1974”

All'interno un servizio ricco di articoli e foto dedicato alla visita del Santo Padre e al discorso da lui rivolto agli Aquinati,
discorso in parte “a braccio” ed in parte ripreso dalla lettera già indirizzata al Congresso Eucaristico del maggio precedente

Discorso del papa


Ultimo numero

Paginone interno con la documentazione fotografica sulla visita e il discorso del Papa a Piazza San Tommaso

 

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